Stranded: i nuovi trendsetter della rete criminale nigeriana sulla la tratta di esseri umani a scopi sessuali

La ricerca Stranded: The new trendsetters of the Nigerian human trafficking criminal networks for sexual purposes, condotta dalla ricercatrice Rafaela Hilario Pascoal nell’ambito del Progetto BINIs – Best Practices in tackling trafficking Nigerian Route, finanziato dalla Commissione europea, si propone di fornire un quadro più chiaro della situazione delle vittime della tratta di esseri umani dalla Nigeria all’Italia e in particolare della tratta di donne vittime di sfruttamento sessuale.

La comunità nigeriana, risultato della diaspora iniziata alla fine degli anni ‘80, è tra le più giovani comunità di stranieri presenti in Italia; il flusso migratorio verso l’Italia non si fonda su relazioni storiche tra l’Italia e la Nigeria o una lingua comune. Nell’ambito più generale della diaspora nigeriana, il flusso della tratta delle donne nigeriane in Europa è stato identificato come “uno dei flussi di tratta più persistenti fino al 2014” (UNODC: 56, 2014). In tale scenario, negli ultimi anni si sono registrati dei picchi elevati, ovvero un aumento esponenziale delle donne nigeriane che entrano in Europa, 434 nel 2013; 5.500 nel 2015; 11.009 nel 2016 (IOM, 2017).

“Porre attenzione su questi dati significa capire cosa è cambiato in questi anni – spiega Pascoal -. Per questo motivo la ricerca si sofferma anche su come la criminalità nigeriana ha gestito i flussi migratori attraverso la rotta centrale del Mediterraneo, in un contesto politico e giuridico in continua evoluzione”. 

In questi stessi anni il quadro normativo e politico si è voluto in Italia.  Il 28 marzo 2014 è entrato in vigore il decreto legislativo n. 24/2014 che recepisce la direttiva 2011/36/UE. Il Decreto prevede l’adozione del primo piano d’azione nazionale contro la tratta e lo sfruttamento (2016-2018), adottato dal Consiglio dei ministri il 26 febbraio 2016 che interviene nell’ambito di diversi assi che richiamano le “4 P”: prevenzione, protezione, persecuzione, partnership.

Nel frattempo però le reti criminali nigeriane hanno iniziato a trarre profitto dal nostro assetto normativo, sfruttando a proprio favore alcuni aspetti della legge n. 67/2014 del 28 aprile 2014 e del Decreto Legge n. 18/2014 del 21 febbraio 2014 che ha recepito la Direttiva 2011/95/UE, evitando il rimpatrio delle vittime durante la fase di richiesta di asilo e il processo del suo riconoscimento. Pertanto, molte donne nigeriane richiedenti asilo hanno iniziato a essere sfruttate pur essendo “protette” all’interno dei centri di accoglienza (Pascoal, 2017).

Nel 2017, l’OIM ha segnalato un totale di 8.277 potenziali vittime della tratta, di cui 6.599 sono state identificate in seguito come vittime. Lo sfruttamento dei richiedenti asilo nigeriani, ha posto certamente nuove sfide al sistema di prima e seconda accoglienza, che ha dovuto dotarsi di adeguati strumenti per operare in presenza di gruppi particolarmente vulnerabili. La presenza delle vittime di tratta nei percorsi di accoglienza per i richiedenti asilo ha anche avuto un impatto sul sistema antitratta nel suo complesso, in parte confondendo l’attuale meccanismo di riferimento nazionale basato sull’art. 18 del testo unico dell’immigrazione.  Inoltre, poiché la maggior parte delle vittime ha presentato una richiesta di asilo, le Commissioni territoriali hanno iniziato a incontrare difficoltà nella comprensione di questa categoria emergente – ma non nuova – di richiedenti asilo/vittime della tratta di esseri umani (Pascoal, 2017).

“La ricerca dunque evidenzia la difficoltà del sistema anti tratta italiano di stare al passo con i fenomeni criminali – continua Pascoal – mentre è confermata la straordinaria capacità delle reti che operano nella tratta nell’adattarsi molto velocemente alla situazione politica”.

La ricerca si collega ad un insieme di azioni più ampie volte ad: individuare gli indicatori di tratta migliori, basati sulle nuove tendenze verificate negli ultimi anni, soprattutto quegli indicatori che possano favorire un intervento a sostegno delle potenziali vittime prima che lo sfruttamento avvenga; migliorare la protezione di questa tipologia di vittime, soprattutto per coloro che hanno presentato una richiesta di asilo, ed evidenziare eventuali lacune nel sistema; identificare e scambiare le migliori pratiche tra i paesi coinvolti.

Il progetto è infatti guidato dall’Ong italiana con sede in Sicilia, CISS – Cooperazione Internazionale Sud Sud in partenariato con CRESM (IT), il Centro di Ricerche Economiche e Sociali per il Meridione, che a Palermo ospita un Rifugio SPRAR per rifugiati provenienti principalmente dall’Africa; MPDL (ES), organizzazione impegnata in attività a sostegno dei migranti e rifugiati e che a Madrid ha attivato uno sportello informativo ed uno spazio protetto dedicato all’accoglienza delle donne migranti più vulnerabili; HERZWerk (AT), un’associazione austriaca che lavora con donne nigeriane vittime di sfruttamento sessuale e con le vittime della tratta di esseri umani; Dortmunder Mitternachtsmission (DE), membro della rete delle ONG tedesche contro la tratta di esseri umani; Ufficio nazionale IOM-Finlandia (FI); e PfC (MT), un’associazione maltese con esperienza in materia di diritti umani e tratta di esseri umani.

La ricerca Stranded si basa principalmente sulla rilevazione di dati raccolti attraverso 30 interviste semi-strutturate a fonti secondarie in contatto con potenziali vittime nigeriane della tratta di esseri umani. Non sono stati applicati requisiti specifici per ottenere il campione di professionisti intervistati, oltre al contatto con le vittime di origine nigeriana. Le fonti secondarie includevano avvocati, pubblici ministeri, agenti di polizia, rappresentanti di associazioni anti-tratta, mediatori culturali, assistenti sociali che lavorano con le vittime di tratta, volontari delle unità di strada; etnopsicologi e psicologi specializzati sul tema, ma anche professionisti  del mondo della sanità o che lavorano con minori non accompagnati. La ricerca è stata inoltre arricchita a partire dalla consultazione della letteratura già esistente e dall’analisi del quadro giuridico nazionale riguardante le vittime di tratta e i richiedenti asilo.

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